di Claudia Mosconi
Il neo-femminismo, le sorelle e i fratelli trans, le persone non binarie e in generale il movimento Lgbtqia+ negli ultimi ottant’anni ci ha insegnato che i sessi e i generi non sono solo due, come vuole la eteronormatività occidentale.
Dagli anni ’90, il movimento di non monogamia etica ci sta portando anche altri modelli relazionali che rompono il binarismo: anarchia relazionale, poliamore, coppie aperte sono alcune delle forme che le relazioni stanno, piano ma inesorabilmente, prendendo piede per parti sempre maggiori della popolazione.
La mononormatività, non solo etero, ci ha educato ad alcuni assunti: se due persone si amano e “stanno insieme”, hanno cioè una relazione romantica, deve essere una relazione anche erotica; se l’erotismo, ad un certo punto, viene meno, abbiamo per forza un problema; le relazioni amicali non contemplano la sessualità; gli anni 60 ci hanno insegnato che fare sesso può essere anche slegato dall’amore e dalla relazione, ma non è mai stato teorizzato il contrario. Parlo di teorizzazione, perché gli esseri umani, nell’intimità delle proprie vite e camere, hanno sempre trasgredito a quelle regole, norme e modelli che difendono, anche tacitamente, nella vita pubblica.
Non c’è ancora molta letteratura su questi fenomeni, relativamente recenti, e scientifica ancora meno, intendendo con questo testi e dibattiti che abbiano una solida struttura sociologica e chi scrive non è a conoscenza di teorie che mettano in discussione gli assiomi che regolano le dinamiche di amore e sessualità all’interno della relazione amorosa. Se però stiamo decostruendo il binarismo sessuale e di genere, perché non possiamo farlo anche per amore e sessualità? Perché due persone che si amano e si amano di quell’amore romantico, che porta a instaurare una relazione, devono per forza avere anche una vita sessuale e un’attrazione erotica l’una per l’altra? E una coppia o una polecola che ha avuto una vita sessuale, perché deve per forza vivere con problematicità la fine della pulsione erotica? Perché queste persone non possono continuare ad amarsi con la stessa qualità, la stessa tenerezza, anche se non desiderano più fare sesso tra loro? Perché persone legate da un’amicizia, non possono anche desiderare e fare sesso, senza che i loro sentimenti sfocino in amore, quell’amore romantico di cui sopra? Io qui uso la parola amore nell’accezione esclusivamente romantica, perché, se è vero che l’amore assume molte forme, è esperienza di ognunə di noi avere ben chiaro la differenza tra innamoramento e amicizia. O forse no, ma su questo tornerò tra poco.
La mononormatività, su cui la sociologia ancora non ha speso molte parole, non tante quanto sull’eteronormatività quantomeno, è una forma di controllo dei corpi (funzionale a un determinato ordine sociale produttivo e consumistico) che ci dice con chi o, meglio, con quante persone possiamo avere una vita erotica, cioè una. Tollera una certa varietà, soprattutto per le persone socializzate al maschile, nella fase di ricerca della persona “giusta”, quella con cui stabiliremo una relazione profonda, che sarà poi per forza esclusiva. Il venire meno del desiderio, all’interno della coppia monogama, e dell’interruzione dell’attività sessuale, comporta un’interruzione generale e totale della vita sessuale vissuta con un’altra persona (precisazione importante, per significare che anche la masturbazione fa parte della vita sessuale di un individuo), cosa che può effettivamente essere molto frustrante: non certo tutte le persone, ma alcune sentono la mancanza di una vita sessuale condivisa anche se, nonostante questa mancanza, non sentono più attrazione verso il proprio partner. La mononormatività ci impone un imperativo sessuale che si manifesta in una condanna al di fuori della coppia ufficiale, soprattutto se ad avere una vita sessualmente attiva sono le donne, ma si manifesta in una eguale condanna se non viene vissuto quando c’è una coppia. In altre parole, se state insieme dovete per forza avere una vita erotico sessuale; se così non è qualcosa non va, c’è un problema, bisogna intervenire e mettere in campo specialisti: medici e psicologici. Come al solito, la vita sessuale e i nostri corpi, vengono medicalizzati e normativizzati dall’esterno.
Nessuno però si chiede come stanno gli attori in campo: sono infelici nella mancanza di sesso all’interno della coppia? E se sono felici, perché dovrebbero comunque imporsi Di avere un’attività sessuale che non sentono, vivere come un problema la sua mancanza? L’imperativo sessuale monogamo se ci vuole sessualmente attivə all’interno della coppia giovane, torna ad esprimere una severa condanna quando i partner invecchiano e la sessualità nella terza età è vista con una sorta di scabrosità e disgusto, come se “quelle cose” da un una certa età in poi non fossero più ammissibili.
Le varie forme di non monogamia etica danno la possibilità di stabilire relazioni romantiche e/o erotiche con più persone, aprono la porta a un mondo fatto di amore e/o desiderio non più esclusivo; se possono rompere il binarismo relazionale, possono fare altrettanto anche per il binarismo amore-sessualità o binarismo erotico (da eros, desiderio), per quelle regole che ci impongono di provare attrazione erotica se amiamo qualcuno.
È già esperienza di molte persone amare pur non provando desiderio e interessere relazioni amorose che non contemplino il sesso, relazioni sorrette dalla stessa qualità di sentimento che contraddistinguono le altre relazioni amorose ed erotiche; è già esperienza di moltə provare attrazione, ricambiata e soddisfatta o meno, per persone che sentiamo amiche, con le quali la relazione in atto è di amicizia e non altro.
Se la non monogamia etica riuscirà a infilarsi anche in questa crepa del sistema, avrà scardinato un altro potente lucchetto ai nostri corpi e sentimenti, perché per sua natura offre la possibilità di avere una vita sessuale condivisa in un modo non escludente, di non rinunciare a un tassello importante del nostro benessere personale, di liberare il nostro sentire più vero e profondo, senza che questo impedisca agli altri soggetti di vivere la propria vita, fatta di desideri, bisogni e scelte.
Quando ciò accadrà, allora forse non sarà più neanche così determinante stabilire se il sentimento che mi lega a una data persona di chiama amore o amicizia, le definizioni in questo senso diventeranno sempre più sfumate e potranno anche adattarsi con più facilità e serenità ai cambiamenti che all’interno di una vita e di una relazione inevitabilmente avvengono.